Perché la vulnerabilità ci crea problemi?

Perché la vulnerabilità ci crea problemi?

Vi propongo un estratto dal TEDx Huston The power of vulnerability | Brené Brown che vi suggerisco di vedere (link alla fine dell’articolo, con sottotitoli in italiano)

In questa meravigliosa presentazione la Brown ci racconta come, nella sua ricerca, sia arrivata alla conclusione che la vulnerabilità sia la chiave per una vita vissuta pienamente in connessione con se stessi e con gli altri.

Partendo dal concetto di Connessione come necessità neurobiologica dell’essere umano, i suoi studi l’hanno portata a scoprire la mancanza di connessione di rapporti umani e la mancanza di senso di appartenenza sono tutte legate alla vergogna.
E la vergogna è la paura di non essere degni, di non essere abbastanza… abbastanza bravi, belli, amabili e così via, la vergona è quel sentimento che più si prova meno se ne parla e meno se ne parla più si prova.. per cui instaura un circolo vizioso.

E sotto a tutto questo sta la nostra vulnerabilità.

Perché possiamo instaurare veri rapporti umani, connessi, abbiamo bisogno di essere visti davvero! Allora guardando come le persone si interconnettono, si sono potuti identificare due macrogruppi :

  • Quelli con un forte senso di AMORE e APPARTENENZA
  • Quelli che “NON SONO ABBASTANZA”

Nei primi non esiste la paura di non essere abbastanza, i primi hanno tutti in comune

  • Coraggio, il coraggio di essere imperfetti.
  • Sono compassionevoli verso SE STESSI e poi verso gli altri
  • Sono Connessi, sono autentici, lasciano andare chi “pensano di dover essere” per essere “se stessi”.
  • Accettano la VULNERABILITA’ al 100%, credono che ciò che li rende vulnerabili li rende belli.

La vulnerabilità non è facile da accettare, ma è necessaria. Accettare di essere vulnerabili è la voglia di fare cose senza garanzia di successo, investire in una relazione che potrebbe non funzionare, dire ti amo per primo, è smettere di voler controllare e prevedere tutto.

Ma tutti questo è difficile, viviamo in un mondo vulnerabile, ma tendiamo ad anestetizzare la vulnerabilità, per non sentirla.

Ma attenzione, il nostro sistema emozionale non può essere anestetizzato selettivamente: non posso addormentare le emozioni negative senza anestetizzare anche quelle positive, non posso anestetizzare la rabbia, la paura, il dolore senza anestetizzare anche la GIOIA, la GRATITUDINE la FELICITÀ. Se sopprimiamo le emozioni negative, e quindi anche quelle positive, poi stiamo male, e ci sentiamo vulnerabili e entriamo di nuovo in un circolo vizioso.

Allora cerchiamo di rendere tutto CERTO, CONTROLLATO, anche ciò che CERTO NON È. E il risultato è che la religione da fede è diventata “io ho ragione, tu torto, stai zitto”, la politica non è più un dialogo, ma un biasimo.

E il biasimo altro non è che un modo per scaricare il dolore e lo sconforto, che però non funziona.

Cerchiamo la perfezione, in tutto, anche nei nostri figli, e li educhiamo come se DOVESSERO essere PERFETTI, ma perfetti non lo sono, potremmo invece insegnargli a convivere con l’imperfezione, a lottare e trasmettergli che SI MERITANO TUTTO L’AMORE e il SENSO DI APPARTENENZA.

Nelle aziende, nella società, nelle scelte di consumatore ci comportiamo come se niente di quello che facciamo avesse effetto o impattasse la vita degli altri, ma non è così!

E allora quale è la strada? 

  • Lasciamoci osservare per come siamo davvero, profondamente, vulnerabilità incluse
  • Amiamo con il cuore, anche se non ci sono garanzie di successo
  • Pratichiamo la gratitudine e la gioia, e quando abbiamo dubbi e paure, fermiamoci e diciamoci: sono grato perché essere vulnerabile vuol dire essere vivo
  • Diciamoci IO SONO ABBASTANZA

Allora smetteremo di urlare e inizieremo ad ascoltare

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